Cantina del Barone

Cantina del Barone


La prima vigna piantata risale al 1987, ad opera del padre di Luigi Sarno e, dopo alcuni anni di conferimento a Mastroberardino, nel 1996 viene presa la decisione di vinificare in proprio le uve. Nel 2008, dopo aver conseguito la laurea in enologia, entra ufficialmente in azienda Luigi e il passaggio di testimone è segnato dal reimpianto di mezzo ettaro, la particella 928, per garantirne un’esposizione migliore. La vigna è divisa in 2 appezzamenti in contrada Nocellato: 2 ettari da cui si ricavano le uve per il fiano Paone, e, dall’altra parte della strada, mezzo ettaro che da le uve per il fiano particella 928. Il parco vitato con sistema di allevamento a guyot, che comprende viti non innestate anche secolari, beneficia di un microclima caratterizzato da forti escursioni termiche, su terreni di origine vulcanica, molto ricchi di minerali e di scheletro. Lo stile di Luigi è indirizzato al massimo rispetto della natura e del territorio che si concretizza nella conversione all’agricoltura biologica, ma non solo, infatti in cantina si utilizza un protocollo di vinificazione che si differenzia dalle altre cantine “fianiste”, uno stile che punta alla massima esaltazione del terroir di Cesinali. I vini risultano così caratterizzati da forti sentori vegetali, di frutta secca e di affumicato.


La vendemmia qui è una questione esclusivamente di Famiglia, ed essa si celebra di solito tra la prima e la terza settimana di Ottobre. La raccolta avviene esclusivamente a mano, con la maestria data da anni di pratica ed esperienza con questo tipo di uve. Dopo meno di un’ora dalla vendemmia le uve vengono portate in cantina dove sono pressate in maniera soffice senza essere diraspate. Il raspo, a contatto con il mosto per la durata di circa due ore (il tempo di pressatura), cede sostanze antiossidanti e tannini che poi a loro volta daranno, insieme con il terroir inconfondibile di questa zona di Cesinali, un vino unico, riconoscibile e mai uguale a se stesso, capace di regalare emozioni nuove e diverse ad ogni annata. Il vino sosta in acciaio su feccia fine dagli otto ai sedici mesi, a seconda delle caratteristiche dell’annata, per poi essere imbottigliato e continuare la sua maturazione in bottiglia. Il Fiano così ottenuto è un vino che se correttamente conservato può reggere la sfida del tempo anche per più decadi.

 

 

Fiano di Avellino
L’areale comprende 26 comuni ubicati tra la Valle del Calore, la Valle del Sabato, le falde del Monte Partenio e le colline che guardano al Vallo di Lauro. Si tratta ovviamente di una zona piuttosto eterogenea sotto tutti i punti di vista, nella quale si evidenziano sostanziali differenze per quanto riguarda le altitudini dei vigneti, i microclima, i sistemi di allevamento, le esposizioni, le dimensioni degli impianti, le scelte vendemmiali.
La Doc fu riconosciuta nel 1978, la Docg nel 2003.

Le altitudini oscillano dai circa 300 agli oltre 650 metri sul livello del mare, la stessa variabilità si ritrova nei terreni, di base argilloso-calcarea con elementi vulcanici, più sciolti in alcune zone, più tenaci e compatti in altre, addirittura su roccia viva in altri siti ancora.

La superficie iscritta alla Docg conta poco più di 550 ettari, rivendicata per oltre il 75%: nel 2009 – ultimi dati disponibili – le 362 denunce di produzione hanno interessato un’area di circa 430 ettari, per una produzione complessiva di 22.787,18 ettolitri e poco più di tre milioni di bottiglie.

Il Fiano in Irpinia

Il Fiano, vitigno presumibilmente di origine italica, è considerato uno dei grandi bianchi autoctoni del Bel Paese, capace non solo di reggere all’invecchiamento ma addirittura di offrire il meglio di sé dopo un adeguato periodo di maturazione. In Irpinia ha rischiato seriamente di scomparire nel secondo dopoguerra ed è stato riportato in auge negli anni ’70 dopo un faticoso lavoro di recupero che ha coinvolto viticoltori e aziende, sotto la spinta che derivò dal grande successo commerciale che questo vino-vitigno incontrava sui mercati nazionali, attraverso le bottiglie della storica cantina del territorio, guidata dai fratelli Mastroberardino.

Fino ad allora, la coltivazione del fiano era concentrata quasi esclusivamente nel comprensorio di Lapio, il piccolo borgo della Valle del Calore che ancora oggi è considerato per molti versi come la sua terra d’elezione ed ospita circa un quinto della superficie vitata. Si trattava comunque di piccole produzioni e di un vino molto diverso da quello che conosciamo oggi: la maggior parte delle vigne era destinata ad aglianico e il fiano veniva utilizzato essenzialmente per ottenere un vino dolce e leggermente frizzante, da consumare nelle occasioni di festa o, in caso di surplus, da vendere ai commercianti campani.

Da un punto di vista agronomico il fiano è considerato per molti versi l’alter ego del greco: varietà vigorosa capace di adattarsi a condizioni molto diverse, grappolo piuttosto spargolo, buccia resistente e tenace, maturazione tardiva, in alcuni manuali lo si ritrova classificato addirittura come vitigno semi-aromatico, imparentato coi moscati. A differenza del greco, è cultivar ricca di terpeni, con valori di acidità di partenza sensibilmente più bassi, seppur sempre su livelli rilevanti per un bianco “mediterraneo”.

In un’annata “normale” la raccolta si concentra tra la fine di settembre e la prima decade di ottobre, ma ci sono delle zone dove tradizionalmente il fiano viene raccolto a fine ottobre. La stragrande maggioranza dei vini proposti sul mercato è frutto di fermentazioni e affinamenti condotti esclusivamente in acciaio, spesso dopo una maturazione di qualche mese sulle fecce fini.

Gli aromi tostati e affumicati tipici dei migliori Fiano di Avellino, dunque, sono un’espressione molto riconoscibile del varietale e dei terroir, ancora più evidente con l’evoluzione. Nel corso degli anni arretrano i tratti più “dolci” ed aromatici di fiori, erbe ed agrumi, ed emergono più chiaramente i timbri minerali più complessi di iodio, fumé e idrocarburi, ispirando talvolta associazioni del tutto naturali con vini solo apparentemente lontani come gli Chablis, i Riesling, certi Chenin Blanc della Loira.

 
 
Cantina del Barone Fiano di Avellino PARTICELLA 928 Naturale
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Particella 928 è qualcosa di più di un sogno: è un idea precisa, un progetto figlio dell esperienza di Luigi Sarno, che segna un passaggio dalla tradizione di...
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